Il riarmo giapponese (I)

I meno giovani ricordano quando, alla fine degli anni ’80, il Giappone irruppe nelle nostre vite sotto forma di auto e moto dal disegno aggressivo, i nostri adolescenti cominciarono a leggere i manga e i bambini passarono bruscamente da Tom e Jerry a Lady Oscar assorbendone la carica reazionaria. Romanzi e film di successo americani diffusero il panico da “pericolo giallo” dove il cattivo di turno non era più russo, ma giapponese (vedi “Sol Levante” di Michael Crichton – 1992). Se un turista orientale scattava freneticamente fotografie nelle città d’arte italiane era ovviamente giapponese (in realtà spesso era coreano). Confindustria si affannava a indicare agli operai italiani il “modello giapponese”, cioè produttività e “fedeltà all’azienda” (in realtà, nello stesso periodo, i lavoratori giapponesi ingaggiavano lotte senza quartiere e miglioravano in modo significativo i loro salari). Questa frettolosa rassegna vuole essere un esempio degli stereotipi di cui spesso ci siamo nutriti rispetto al Giappone. E di cui dobbiamo liberarci per interpretare il presente.

Se allora il Giappone era, dopo gli Usa, la seconda potenza mondiale per PIL, a inizio 2024 gli organismi internazionali deputati lo hanno declassato a quarta potenza mondiale dopo Usa Cina e Germania. E oggi al centro delle preoccupazioni degli imperialismi occidentali è tornata la Cina, come ai tempi di Guglielmo II di Germania.

Perché il Giappone non è più percepito come una minaccia? Una prima spiegazione è che all’esterno il Giappone non sembra avere un ruolo di primo piano nelle due guerre che preoccupano anche l’uomo della strada, Ucraina e Gaza, e sembra anche assente nel Mar Rosso o in Africa.

In Giappone al contrario forte è l’attenzione alla volontà guerrafondaia del governo e alle iniziative via via prese di riarmo. Ricordiamo che in occasione della manifestazione del 24 febbraio contro la guerra in Ucraina e contro l’attacco a Gaza tenutasi a Milano e organizzata da TIR e SI Cobas, fra i primi ad aderire, con una manifestazione con gli stessi slogan, sono stati in Giappone il sindacato Doro Chiba e le organizzazioni studentesche Zengakuren, a Tokio. E hanno messo in cantiere per tutto il mese di aprile una serie di iniziative che seguiremo con attenzione.

Intendiamo, perciò, dedicare alcuni articoli a fornire elementi oggettivi di valutazione su questo aspetto, ma anche utilizzare il Giappone come termine di paragone per quanto sta succedendo in Italia.

I due paesi, infatti, al di là delle profonde differenze culturali e della lontananza geografica, hanno più di un aspetto in comune: sono due economie capitalistiche mature, svolgono un ruolo imperialistico significativo, hanno raggiunto questo grado di sviluppo nonostante la povertà di materie prime e grazie al proprio export, hanno un importante indebitamento rispetto al proprio PIL e sono “tombe demografiche”, paesi cioè in cui in numero dei morti supera quello dei nati, con un conseguente pesante invecchiamento. Ultima, ma non meno importante, somiglianza negli ultimi trent’anni i salari in entrambi i paesi sono rimasti fermi.

Riarmo giapponese fra debito e invecchiamento

Anche se l’art.9 della Costituzione giapponese non è mai stato abrogato ufficialmente, il Giappone non ha rinunciato a un proprio armamento sia pure mascherato dalla dicitura Forze di Autodifesa (Jieitai o in inglese SDF). Del resto non chiamiamo anche noi il nostro ministero della guerra “Ministero della difesa”? Finora le sue spese militari non hanno mai superato l’1% del PIL. E questa, rinfacciano gli Usa, è stata una delle ragioni di successo delle nazioni sconfitte (Giappone, Germania, Italia) dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma nel nuovo secolo c’è stata una svolta significativa, ad opera principalmente di Shinzo Abe, premier dal 2006-7 e dal 2012-20, assassinato nel luglio 2022 (nota 1). Abe ha sostenuto apertamente che il Giappone doveva cominciare a comportarsi come un “paese normale”, legittimato a difendere i suoi interessi geopolitici, soprattutto nel quadro di un Nord Est asiatico ostile. E additava come esempio parallelo la Germania. Il nemico principale individuato da Abe era ovviamente la Cina, accusata di fomentare la costante aggressività della Corea del Nord. In più di una occasione la Cina è stata individuata come “la minaccia a lungo termine, esistenziale”. Ma rafforzandosi l’alleanza di interesse Cina-Russia, anche la Russia è entrata nel mirino.

Le tappe

Nel dicembre 2022 il governo del premier Fumio Kishida ha deciso l’abolizione del limite autoimposto dell’1% di spesa militare, proponendosi di raggiungere il 2% del Prodotto interno lordo entro il 2027. L’aumento della spesa, nei 5 anni, passerebbe da 27,5 mila miliardi a 43 mila miliardi di yen, cioè da 180 a 282 miliardi di $ circa) (nota 2). Al di là dell’accuratezza del calcolo una cifra considerevole. Nel dicembre 2023 una nuova legge permette al Giappone di vendere all’estero armi complete e non solo parti da assemblare. Questo consentirà al Pentagono di commissionare al Giappone la costruzione di Patriot.

Per il 2024 il ministero della Difesa giapponese ha chiesto uno stanziamento di 7,7 trilioni di yen (all’incirca 52,67 miliardi di dollari pari a un aumento del 17% sul 2023). Sono previsti acquisti di munizioni e armamenti, ma anche tre nuove navi d’assalto anfibio, 17 elicotteri da trasporto e l’acquisto dagli Usa di 400 missili Tomahawk (nota 3). Infine previsto anche un investimento per migliorare la logistica della capacità di reazione e la formazione una squadra di specialisti per migliorare le capacità di dispiegamento.

La decisione più rilevante anche sul piano comunicativo è quella di acquisire capacità di contrattacco, cioè di un arsenale di missili di precisione a lunga gittata, capaci di colpire in profondità nel territorio di un paese ostile, di cui il Giappone non si è mai dotato.

Un capitolo che approfondiremo in seguito è quello delle alleanze che il Giappone sta predisponendosi a costruire, accanto a quelle ovvie con la Corea del sud e con gli Usa, di cui ospita basi militari e truppe. Il 10 aprile Kishida sarà negli Usa ed è evidente la volontà, come scrivono i compagni giapponesi ” trasformare completamente l’alleanza di sicurezza tra Giappone e Stati Uniti in una alleanza di guerra contro la Cina”.

Altri aspetti da approfondire è se davvero l’assetto militare per il Giappone riguardi solo l’Asia e come il problema della difesa si intrecci con “gli interessi vitali” del Giappone a livello globale.

Il riarmo e le sue incognite

Per ora ci preme di sottolineare che questo piano di riarmo è soggetto ad alcune incognite non irrilevanti che si possono riassumere cosi:

a) Come affronterà il Giappone questo aumento di spesa? Domanda logica dal momento che si tratta del paese che è il primo al mondo per indebitamento statale in percentuale sul PIL ( le stime degli ultimi anni viaggiano intorno al 250-260% – l’Italia viaggia intorno al 144%).

b) Le guerre si fanno anche con il “materiale umano”. Ci saranno abbastanza giapponesi per combattere, si chiedono gli strateghi nazionali ed esteri?
Può sembrare una battuta ma non lo è. Oggi le Forse di Autodifesa faticano a riempire i propri ranghi. Nel 2022 per realizzare la quota di ferma programmata servivano 9.245 volontari, ma ne sono stati reclutati solo 4300. Un deficit mai visto (nota 4). Secondo il quotidiano Nikkei la guerra in Ucraina ha reso la prospettiva di andare davvero a combattere meno astratta, spaventando così i potenziali volontari. Finora Il servizio militare volontario triennale, aperto ai giovani fra i 18 e i 32 anni, era considerato una semplice alternativa alla disoccupazione. Tanto che le autorità giapponesi hanno impostato un programma di propaganda in termini di prospettive d’impiego (se fai il militare sarai favorito nelle assunzioni), ma anche per inculcare l’idea che fare il militare dia prestigio sociale, oltre ad essere un dovere patriottico.
D’altro canto le Forse di autodifesa hanno il problema di attirare giovani qualificati, soprattutto in vista del futuro ammodernamento, ma la concorrenza delle aziende private è ovviamente vincente in termini salariali. Anche puntare sulle volontarie donne si è rivelato un problema, perché le donne sono sì molto svantaggiate sul piano del mercato del lavoro, ma l’esercito giapponese è stato coinvolto in molti scandali per sessismo e bullismo specifico contro le donne.
Non dichiarato ma evidente a tutti è un altro corno del problema, cioè se ci siano abbastanza giovani reclutabili sia da parte del mercato del lavoro sia da parte dell’esercito, in un paese in cui il 30% della popolazione ha più di 65 anni (in Italia il tasso è del 24,1%). L’essere una “tomba demografica” è quindi un doppio inciampo per il capitalismo giapponese e in generale per i capitalismi maturi.

c) L’ultima incognita, sollevata soprattutto dall’ala destra del partito al potere, è quanto il “veleno pacifista” abbia intaccato il sistema di valori giapponese e che ruolo possano giocare non solo i giovani in genere, ma anche i lavoratori giapponesi nei progetti del loro imperialismo

Alla prossima puntata.


NOTE:

Nota 1: Shinzo Abe, leader della più importante corrente dello Jiminto, il Partito Liberal democratico (LDP), attualmente ancora al governo era figlio d’arte, perché discendente e imparentato con leaders storici molto importanti (cfr. https://www.combat-coc.org/il-giappone-dopo-abe/). E’ stato, un “falco” nazionalista e conservatore. Per i progressisti giapponesi incarnava la rinascita del militarismo, delle ambizioni imperiali del vecchio Giappone, con più di una sfumatura razzista . Durante i suoi mandati ha chiesto con forza di raddoppiare la spesa militare e di arrivare almeno al 2% del Pil. Per questo è stato se non l’artefice certo uno degli ispiratori più determinati del Quad.

Nota 2: https://www.ilpost.it/2023/02/17/giappone-riarmo/.

Nota 3: Firmato in gennaio ’24 un contratto per 1,7 miliardi di $ https://www.panorama.it/abbonati/inchieste/giappone-chiamata-al-riarmo

Nota 4: https://www.analisidifesa.it/2023/04/problemi-di-arruolamento-anche-per-la-difesa-giapponese/